AGRINSIEME EMILIA-ROMAGNA: CIMICE ASIATICA, I FRUTTICOLTORI IN PRESIDIO DAVANTI ALLE PREFETTURE DELLE PROVINCE

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Bisogna intervenire, fra 5 anni per l’ortofrutta sarà troppo tardi

Bologna, 18 settembre 2019 – I frutticoltori del coordinamento di Agrinsieme Emilia-Romagna, che riunisce le federazioni regionali di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, hanno manifestato oggi davanti alle prefetture delle province di Modena, Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena e Ravenna per difendere la frutticoltura della Regione, che sta pagando gli effetti di una crisi ambientale senza precedenti e che, oltre all’emergenza legata alle gravi problematiche causate dalla specie invasiva della cimice asiatica, o Halyomorpha halys, sta scontando i danni causati dalle avversità atmosferiche e da altre patologie su produzioni ortofrutticole d’eccellenza, oltre ai disagi dovuti a un mercato che riconosce prezzi insoddisfacenti per alcuni prodotti.

“Ringraziamo i Prefetti per averci ricevuto, aver manifestato il loro sostegno e aver ascoltato con interesse le nostre istanze”, afferma Agrinsieme Emilia-Romagna, informando di aver consegnato un documento contenente le priorità per difendere il comparto, che “è allo stremo e non può permettersi di attendere 5 anni, come prevede ad esempio l’introduzione dell’insetto antagonista”.

“Oltre alla necessaria e urgente predisposizione del regolamento attuativo e delle linee guida per la lotta biologica attraverso l’utilizzo dell’insetto antagonista naturale, la vespa Samurai o Trissolcus japonicus, capace di controllare la diffusione della cimice asiatica, chiediamo quindi alla Regione e al Governo di attivarsi per procedere celermente con la delimitazione delle aree colpite, al fine di ottenere sgravi fiscali e contributivi, ma anche per stanziare risorse che vadano a risarcire gli agricoltori dei danni subiti, che per alcune imprese arrivano al 100%, con il serio rischio di dover chiudere i battenti; contestualmente è necessario intervenire in sede comunitaria, andando a modificare la normativa che vieta gli aiuti di stato per le calamità ‘non da quarantena’ come la cimice asiatica”, spiega il Coordinamento regionale.

“La cimice asiatica, infatti, la cui presenza è stata riscontrata per la prima volta nel 2012 a Modena, ha causato danni che superano i 200 milioni di euro alle principali colture frutticole della Regione, quali pere, mele, pesche, nettarine, albicocche, ciliegie, kiwi e susine, con percentuali che raggiungono in alcuni casi il 70-80% o addirittura il 100% della produzione, mettendo in serio pericolo anche colture erbacee, quali ad esempio la soia”, ricorda Agrinsieme Emilia-Romagna, evidenziando che si tratta di “una vera e propria emergenza di carattere fitosanitario, che rischia di estendersi ad altre regioni e che, per danni ed estensione, è paragonabile alla Xylella fastidiosa”.

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