inComunicati Stampa il3 Dicembre 2018

PAC, SENZA EUROPA NON C’È FUTURO PER IL PAESE, MA VANNO RIVISTI ALCUNI MECCANISMI

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Verrascina interviene a convegno “Sostenibilità, innovazione e giovani in agricoltura: le sfide della nuova PAC”, con Hogan, De Luca e Caputo

“Vogliamo ribadire con forza che a nostro avviso senza Europa non c’è futuro per il Paese, così come senza regole comuni non c’è futuro per l’Europa; è su questo punto che dobbiamo lavorare per dare certezze ai cittadini comunitari, a partire dagli agricoltori, il cui lavoro è di fondamentale importanza per l’economia”. Lo ha ribadito il presidente della Copagri Franco Verrascina intervenendo al convegno “Sostenibilità, innovazione e giovani in agricoltura: le sfide della nuova Politica Agricola Comune”, svoltosi oggi all’Università degli studi di Napoli Parthenope alla presenza del commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan, del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e dell’europarlamentare Nicola Caputo, coordinatore S&D in Commissione Agricoltura.

“Vanno rivisti gli automatismi e i troppi vincoli finanziari che hanno fin qui regolato i rapporti di forza all’interno dell’Unione Europea; ci sono infatti molti Paesi che ricevono più fondi comunitari di quanti ne versino”, ha continuato il presidente della Copagri, ricordando che “l’Italia è un contributore netto, in quanto versa 2,35 miliardi di Euro più di quanti ne riceva, ed è inoltre, alle spalle di Germania e Francia, tra quelli che contribuiscono maggiormente al bilancio agricolo comunitario”.

“Ogni ragionamento sulla Pac non può però prescindere da una riflessione sul budget ad essa dedicato, che va difeso a ogni costo, anche e soprattutto in funzione della salvaguardia del reddito dei produttori agricoli e del ricambio generazionale”, ha aggiunto Verrascina.

“Investire sui giovani significa infatti investire sul futuro del comparto primario e del Paese, ed è per questo che dobbiamo lavorare per garantire il giusto reddito ai giovani imprenditori agricoli; e questo vale soprattutto in un paese come l’Italia, dove l’età media di chi lavora la terra è di 57 anni e dove la percentuale di giovani agricoltori, pari al 6%, è ancora troppo bassa”, ha concluso il presidente della Copagri.

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