inComunicati Agrinsieme il5 Ottobre 2017

AGRINSIEME: GROW!, IL 10 OTTOBRE A ROMA IL PRIMO APPUNTAMENTO DELL’ACTION TANK DEL COORDINAMENTO

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Il primo appuntamento di GROW! – l’Action Tank di Agrinsieme – si terrà il prossimo 10 ottobre a Roma, presso la Sala del Tempio di Adriano, a partire dalle ore 10. All’incontro saranno presenti il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina e John Clarke, Direttore Politiche Internazionali della DG Agri della Commissione Europea, oltre ai rappresentanti delle primarie aziende dell’agroalimentare italiano. L’obiettivo è discutere ed analizzare in un confronto serrato il futuro degli accordi di libero scambio. GROW! è la nuova piattaforma attraverso la quale il Coordinamento Agrinsieme intende mettere a disposizione dei decisori pubblici e dei propri associati un innovativo laboratorio di riflessione sulle politiche che influenzano il futuro del nostro settore. L’agenda dei lavori rispecchia dunque l’esigenza di rinnovare il format dei tradizionali convegni e prevede un confronto costante tra i rappresentanti istituzionali presenti e gli imprenditori al tavolo. L’incontro si aprirà con la presentazione dello studio condotto da Nomisma e proseguirà, dopo un momento di dibattito tra i partecipanti, con l’intervento a metà mattinata di John Clarke. Il Ministro Martina interverrà in seguito affrontando il tema della necessità di “fare sistema” rafforzando il rapporto tra istituzioni e mondo imprenditoriale e associativo. Lo svolgimento di GROW! sarà agevolato da un moderatore professionista che si occuperà personalmente di monitorare il susseguirsi ordinato degli interventi. Ogni partecipante al tavolo avrà infatti a disposizione il tempo per condividere in qualsiasi momento il suo punto di vista con gli altri relatori. L’appuntamento del prossimo 10 ottobre rappresenta solo il primo passo di un appassionante processo di rinnovamento delle forme tradizionali di rappresentanza. Il coordinamento Agrinsieme rappresenta più di due terzi delle aziende agricole e quasi 5.000 cooperative agroalimentari, una quota superiore al 35% del fatturato agroalimentare italiano e a circa il 60% della superficie nazionale coltivata e del valore della produzione agricola nazionale. Sono più di 800mila gli occupati nelle aziende che il coordinamento rappresenta. Negli ultimi venti anni sono stati aperti numerosissimi negoziati bilaterali e multilaterali tra l’Unione Europea ed i Paesi terzi, in forma individuale o di raggruppamenti formali. La via dei negoziati diretti ha preso forma anche per ovviare alla lentezza ed a volte inconcludenza dello svolgimento dei lavori e della loro complessità nell’ambito dell’organizzazione mondiale del commercio (WTO), che resta, comunque, il riferimento alla base delle regole fissate nell’ambito del commercio internazionale per i Paesi che vi aderiscono. Per Agrinsieme le imprese agricole e le cooperative possono trarre benefici dall’apertura dei mercati. L’eventuale ritorno a sistemi protezionistici rappresenta un forte danno per le opportunità di reddito delle imprese italiane ed europee, nonché per i consumatori. Di recente il “sistema accordi di libero scambio” è diventato un argomento di grande attualità acquisendo spesso un carattere fortemente ideologico ed evidenziando temi e contenuti di merito estranei alle trattative concrete. Agrinsieme vorrebbe riportare questa materia al suo significato reale, ovvero a quello economico e commerciale, per lo meno per quanto riguarda il comparto agricolo ed agroalimentare, poiché non va dimenticato che gli accordi UE – Paesi terzi sono rivolti a più settori produttivi ed a diverse tematiche, quali il lavoro, il sociale, i servizi ed altro – con la massima apertura mentale anche nel tentare di analizzare istanze diverse. Ecco perché il Coordinamento ha voluto realizzare questa tavola rotonda del 10 ottobre a Roma nella quale intende promuovere uno scambio di opinioni su questo tema. Agrinsieme, infatti, ritiene innanzi tutto che sia opportuno regolamentare il commercio internazionale dei beni agricoli ed agroalimentari, che oggi a livello mondiale realizza un movimento di € 270 miliardi di valore, al fine di facilitare l’attività delle imprese che lo alimentano. A tal fine Agrinsieme ritiene ed opera per favorire le opportune alleanze strategiche tra i Paesi europei, con particolare riguardo all’area mediterranea. Naturalmente devono essere fissati dei principi di base ai quali la UE non dovrebbe derogare e che vengono evidenziati di seguito anche al fine di stimolare il dibattito. Lo scambio delle merci agricole ed agroalimentari deve essere libero e facilitato al fine di rendere possibile lo sviluppo delle imprese e sostenere l’economia dei Paesi europei. Gli scambi devono aumentare oltre che in volume anche con l’apertura ed il rafforzamento di nuovi mercati emergenti. Per questo è necessario regolamentarlo trovando il più possibile punti di incontro tra la UE ed i Paesi terzi, singoli o raggruppati. Gli accordi di libero scambio tra la UE ed i Paesi terzi devono essere basati su principi di equilibrio e devono avere come principali obiettivi: l’eliminazione delle barriere non tariffarie accompagnata da un sistema formalizzato e riconosciuto di controllo affinché tali barriere non vengano poi ripristinate in forme diverse e subdole. Le barriere non tariffarie (burocratiche, amministrative, sanitarie, fitosanitarie, eccetera), di fatto, risultano essere l’ostacolo maggiore all’export dei nostri prodotti; l’eliminazione delle barriere tariffarie, principio oramai acquisito nell’ambito dei negoziati bilaterali, deve essere controllata e ponderata poiché non si deve dimenticare che gli accordi sono bilaterali; quindi va tenuta molto alta l’attenzione sulla salvaguardia dei prodotti così detti sensibili per l’Italia e per la UE. E’ necessario che la chiusura degli accordi bilaterali sia sempre preceduta da una valutazione di impatto elaborata dalla Commissione europea e condivisa con il mondo produttivo, poiché non sempre vengono valutate da parte europea le reali conseguenze dell’accordo. La valutazione d’impatto deve tener conto degli effetti cumulativi degli accordi realizzati e degli altri negoziati in corso. La valutazione deve essere complessiva e dinamica; l’armonizzazione delle procedure, della documentazione e degli standard sanitari e fitosanitari; il riconoscimento di certificazioni di qualità quali ad esempio le Indicazioni Geografiche europee. Anche questo – in seguito all’apertura in tal senso da parte del primo mercato importante, il Canada – sembra essere un concetto acquisito dalla Commissione europea anche se limitativo la presentazione di liste che comprendono solo una parte delle denominazioni europee scelte senza criteri noti fin dall’inizio dei negoziati; in caso potrebbe essere accettabile strategicamente se si arrivasse all’approvazione solo di una lista a fine di “uno strenuo” negoziato. In realtà l’obiettivo deve essere quello del riconoscimento del sistema europeo delle Indicazioni Geografiche nel suo insieme e non di singoli prodotti. Va posta un’attenzione particolare al contrasto alla contraffazione per tutelare la reputazione delle produzioni agroalimentari europee nei confronti dei consumatori e dei mercati internazionali.

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